IBD: infiammazione e disbiosi intestinale

IBD: infiammazione e disbiosi intestinale

Salute
Eleonora Sattin, PhD
27 August 2026 11:17
Tempo di Lettura: 10 min

IBD, acronimo che sta per l’inglese Inflammatory Bowel Disease (Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, MICI), definisce una serie di patologie che comprendono, tra le altre, il Morbo di Crohn e la Rettocolite Ulcerosa. Sono tutte patologie intestinali che non hanno un’origine ancora ben chiara (idiopatiche) e derivano da una complessa interazione tra fattori genetici, ambientali, microbici e immunitari, in cui nessuno di questi elementi è di per sé sufficiente a causare la patologia.

Cosa succede nell’intestino con IBD?

L’intestino che sviluppa IBD assomiglia ad un campo di battaglia. Le cellule del sistema immunitario tendono a produrre una risposta infiammatoria anomala ed esagerata nei confronti del microbiota commensale, causando infiammazione, rigonfiamento, nei casi più gravi emorragie e cancrena (il tessuto muore). L’infiammazione è accompagnata, o preceduta, da un microambiente intestinale che favorisce la crescita di batteri patogeni e proinfiammatori che alimentano l’infiammazione stessa. E così via, in un circolo vizioso.

Quali sono le cause dell’IBD?

In primis un soggetto dev’essere predisposto geneticamente: sono stati rilevati più di 230 geni implicati nello scatenarsi della patologia e il 12% dei casi di IBD sono familiari e trasmissibili. Molti dei 230 geni coinvolti hanno a che vedere con funzioni disregolate della barriera intestinale e con le interazioni anomale ospite-microbiota, anche a livello di sistema immunitario.

Approfondimento 👉🏼 Geni principalmente coinvolti suddivisi per aree funzionali
    • 1. Riconoscimento microbico e autofagia: I due principali geni di suscettibilità per l'IBD sono NOD2 e ATG16L1. NOD2 agisce come sensore per i componenti batterici (nello specifico, il muramil dipeptide); le sue mutazioni portano a un'incapacità dell'epitelio di eliminare i batteri invasivi, a una disfunzione delle cellule di Paneth e a una conseguente diminuzione della produzione di peptidi antimicrobici. Altri geni che impattano la corretta funzione delle cellule di Paneth includono IRGM, XBP-1, TCF7L2 e LRP6.
      2. Regolazione del sistema immunitario adattativo: Molteplici mutazioni colpiscono geni responsabili della differenziazione dei linfociti T (come IL10 e IL21), del mantenimento delle cellule infiammatorie Th17 (IL23R, JAK2, PTPN2) e dell'attivazione della via pro-infiammatoria NF-κB (geni legati al TNF). Mutazioni gravi a carico della citochina immunomodulatrice IL-10, ad esempio, sono sufficienti a promuovere lo sviluppo di IBD a esordio molto precoce in età pediatrica.
      3. Immunità antifungina: Il gene CARD9 codifica per una proteina adattatrice vitale per l'immunità contro i funghi e l'apoptosi. Pazienti con varianti di rischio di CARD9 mostrano un'alterazione del microbiota che inficia il metabolismo del triptofano, con conseguente crollo della produzione di IL-22, una citochina fondamentale per l'omeostasi della mucosa.
      4. Interazioni Gene-Dieta: La genetica dell'ospite può alterare la risposta a specifici fattori dietetici. Ad esempio, polimorfismi nel gene CYP4F3 (coinvolto nel metabolismo degli acidi grassi) modificano il modo in cui l'assunzione di acidi grassi polinsaturi omega-3 e omega-6 influisce sul rischio di sviluppare la colite ulcerosa.
  • Nondimeno, diversi fattori ambientali possono favorire l’insorgenza o l’aggravamento della patologia: alcol, fumo, inquinamento, farmaci come antibiotici, e soprattutto la dieta. Tutti questi fattori sono implicati nella rimodulazione della barriera intestinale, del microbiota e del sistema immunitario.

    Approfondimento 👉🏼 principali fattori di rischio ambientali e lifestyle
    • 1. Fattori Dietetici: La dieta è ampiamente considerata uno degli elementi chiave nella patogenesi delle IBD. Una tipica dieta "occidentalizzata", ricca di calorie, grassi (in particolare grassi saturi e acidi grassi polinsaturi), carni rosse e zuccheri semplici, è strettamente legata a un maggiore rischio di malattia. Anche l'elevato consumo di bibite zuccherate è associato a un aumentato rischio di colite ulcerosa. Parallelamente, un basso apporto di fibre, frutta e verdura deprime la flora batterica benefica che, in condizioni normali, fermenta questi nutrienti in metaboliti protettivi come gli acidi grassi a catena corta.
    • 2. Additivi alimentari: L'aumento del consumo di cibi ultra-processati espone l'intestino ad additivi alimentari, come dolcificanti artificiali ed emulsionanti (es. carbossimetilcellulosa e polisorbato-80). Questi agenti chimici possono alterare la composizione microbica e favorire l'espansione di batteri in grado di degradare il muco intestinale, compromettendo la barriera protettiva e stimolando l'infiammazione.
    • 3. Fattori legati alle prime fasi della vita: L'istruzione e la tolleranza del sistema immunitario verso il microbioma avvengono soprattutto nelle prime fasi dello sviluppo infantile. Elementi che perturbano questa prima colonizzazione batterica, come il parto cesareo, il ricorso all'allattamento artificiale (o la mancata esposizione al latte materno) e l'uso precoce di antibiotici, limitano la diversità microbica e aumentano la predisposizione a lungo termine a disordini immunitari complessi come l'IBD.
    • 4. Farmaci: L'esposizione agli antibiotici, specialmente nella primissima infanzia ma anche in fasi successive della vita, è considerata un fattore capace di perturbare gravemente e, talvolta, in modo persistente l'ecosistema intestinale, innescando lo stato di disbiosi che precede l'infiammazione.
    • 5. Stile di vita, Sonno e Stress: Elementi legati allo stress e ai ritmi della vita moderna hanno un impatto tangibile. L'alterazione dei pattern del sonno e l'interruzione dei ritmi circadiani possono esacerbare l'infiammazione intestinale e sono associati a decorsi clinici più aggressivi, specialmente nella malattia di Crohn. Anche l'esposizione al fumo di sigaretta (incluso il fumo materno durante la gravidanza) è un forte fattore scatenante ed esacerbante della patologia di Crohn.
    • 6. Inquinamento e Urbanizzazione: Le moderne condizioni abitative, come la vita in contesti urbani, l'aumento degli standard di igiene e la costante esposizione ad agenti inquinanti e composti xenobiotici (sostanze chimiche estranee all'organismo), rappresentano ulteriori fattori di rischio epidemico per lo sviluppo di questa patologia
  • E il microbiota?

    Normalmente i soggetti con IBD mostrano un microbiota intestinale molto meno vario rispetto ai sani e un incremento di batteri pro infiammatori come le Enterobatteriacee, specialmente E. coli (nel Morbo di Crohn) e il Fusobacterium (nella rettocolite). Parallelamente si assiste ad una diminuzione di batteri che producono una molecola molto importante per il benessere intestinale e immunitario: il butirrato. Batteri come Firmicutes, Bacteroidetes, Roseburia e Faecalibacterium prausnitzii infatti tendono a diminuire.

    Una notizia interessante è che il microbiota disequilibrato non è una mera conseguenza della situazione patologica ma ne è una vera e propria causa. Diversi studi hanno dimostrato questa tesi: ad esempio è stato rilevato che il trapianto fecale oppure l’utilizzo di probiotici e antibiotici aiutano nella remissione dei sintomi. Questo suggerisce che, quando il microbiota sta bene, anche la patologia tende a scomparire e viceversa.

    Approfondimento 👉🏼 I batteri più studiati nell’IBD

    1. Faecalibacterium prausnitzii (Phylum Firmicutes) È uno dei batteri benefici più abbondanti e studiati nel tratto gastrointestinale umano, noto per la sua spiccata attività antinfiammatoria. Una sua netta riduzione è costantemente registrata nei pazienti con IBD, specialmente nella malattia di Crohn.

    • Meccanismo d'azione: F. prausnitzii è un primario produttore di butirrato, che fornisce energia ai colonociti e modula epigeneticamente la cromatina. Questo batterio inibisce la via pro-infiammatoria NF-κB nelle cellule epiteliali e stimola la secrezione di citochine anti infiammatorie come l'IL-10, sopprimendo al contempo citochine infiammatorie come l'IL-12 e l'interferone-γ.

    • Rilevanza clinica: Una colonizzazione insufficiente di F. prausnitzii è associata a un maggior rischio di recidiva del Crohn ileale dopo l'intervento chirurgico. Inoltre, la presenza di questo batterio è considerata un biomarker affidabile per monitorare e mantenere lo stato di remissione clinica.

  • 2. Escherichia coli aderente-invasivo (AIEC) (Phylum Proteobacteria) Al contrario dei comuni ceppi commensali di E. coli, i ceppi AIEC agiscono come pericolosi patobionti e la loro presenza è fortemente incrementata nella mucosa intestinale infiammata delle IBD, in particolare nel morbo di Crohn

    • Meccanismo d'azione: L'AIEC possiede la capacità di aderire direttamente alla mucosa intestinale e penetrare l'epitelio, alterando l'integrità delle giunzioni serrate e aumentando la permeabilità di barriera. Una volta superata la barriera, l'AIEC è in grado di sopravvivere e replicarsi all'interno dei macrofagi dell'ospite senza indurne la morte cellulare, scatenando invece un rilascio persistente di TNF (fattore di necrosi tumorale).

    • Adattamento metabolico: Nell'ambiente infiammato, l'AIEC subisce una riprogrammazione trascrizionale che gli consente di sfruttare nutrienti specifici come l'L-serina derivata dalla dieta, ottenendo un vantaggio di crescita rispetto ai ceppi di E. coli commensali. Inoltre, può utilizzare l'ossido nitrico generato dall'infiammazione come accettore di elettroni per respirare e proliferare.

    3. Bacteroides fragilis (Phylum Bacteroidetes) È un batterio anaerobio con un comportamento pleomorfo che varia drasticamente a seconda del ceppo:

    • Ceppi enterotossigenici (ETBF): Producono una specifica tossina metalloproteasi (BFT o fragilisina) in grado di degradare le giunzioni cellulari e attivare vie pro-infiammatorie quali Wnt, NF-κB, STAT3 e MAPK. L'attivazione di STAT3 incrementa lo squilibrio tra cellule Th17 e Treg, stimolando la produzione di radicali liberi (ROS) e inducendo danni al DNA dei colonociti.

    • Ceppi non tossigenici (NTBF): Esplicano al contrario effetti benefici e antinfiammatori, guidando lo sviluppo delle cellule T CD4+ e stimolando l'azione protettiva dei linfociti Treg.

    • Ruolo clinico: Studi longitudinali indicano che B. fragilis è in grado di moltiplicarsi e dominare il biofilm mucosale prima e durante lo sviluppo della pouchite (l'infiammazione della sacca ileale) nei pazienti con colite ulcerosa sottoposti a colectomia.

    4. Ruminococcus gnavus (Phylum Firmicutes) È un batterio anaerobio strettamente associato a stati infiammatori acuti, capace di registrare un incremento esponenziale (fino al 69% del microbiota totale) nei pazienti affetti da forme severe di Crohn.

    • Meccanismo d'azione: R. gnavus è un batterio mucolitico (degrada attivamente il muco protettivo dell'intestino). Esso produce inoltre un complesso polisaccaride infiammatorio (glucorhamnan) che stimola direttamente le cellule dendritiche a secernere citochine pro-infiammatorie come il TNF-α, accelerando il danno mucosale e la penetrazione batterica.

    5. Roseburia (in particolare R. hominis e R. intestinalis) Questo genere, appartenente al phylum Firmicutes, raggruppa batteri anaerobi specializzati nella conversione dell'acetato in butirrato.

    • Meccanismo protettivo: Grazie alla produzione di butirrato, le specie Roseburia esercitano una robusta azione antinfiammatoria, rafforzano le giunzioni serrate e nutrono i colonociti.

    • Riduzione nell'IBD: Una consistente riduzione di Roseburia si osserva nei pazienti affetti da IBD e, significativamente, anche nei soggetti sani che presentano un rischio genetico molto elevato per lo sviluppo della patologia. I livelli di queste specie mostrano una correlazione strettamente inversa con la gravità clinica della malattia.

  • Come si cura l’IBD?

    Attualmente le cure si basano su farmaci che bloccano o attenuano la risposta immunitaria. Infatti il primo approccio contro l’infiammazione cerca di fermare le cellule immunitarie infiammatorie ed i loro segnali d’allarme. Ma basta? Purtroppo tali patologie richiedono cure che durano tutta la vita, con alti e bassi, momenti migliori e ricadute. Pertanto è necessario fare qualcosa in più. Data la loro implicazione nell'insorgenza della patologia, lo stile di vita e soprattutto la dieta possono diventare un utilissimo alleato dei farmaci.

    Negli anni diversi gruppi di ricerca hanno testato diversi approcci di nutrizione funzionale, ovvero diete che potessero aiutare i pazienti nel mantenimento della remissione dei sintomi dell’IBD.

    Quali sono gli alimenti che favoriscono il benessere intestinale in caso di patologie infiammatorie? Ci sono delle diete che effettivamente funzionano?

    Di tutto questo parliamo in 👉🏼questo post.

    A presto!

    Eleonora Sattin, PhD


    Fonti

    Gut microbiota in pathophysiology, diagnosis, and therapeutics of inflammatory bowel disease Himani Pandey, Dheeraj Jain, Daryl W. T. Tang, Sunny H. Wong, Devi Lal. Intestinal Research, 2024; 22(1):15-43.

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    Gut microbiota in inflammatory bowel diseases: moving from basic science to clinical applications Valerie Collij, Marjolein A. Y. Klaassen, Rinse K. Weersma, Arnau Vich Vila. Human Genetics, 2020; 139.

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